Paolo Soro

Collegi sindacali a stecchetto

I professionisti componenti degli organi di controllo delle società pubbliche subiranno un dimezzamento dei propri emolumenti, che si manifesterà in circa il 60% degli enti.

Compensi più bassi per i sindaci delle società pubbliche. Negli organi di controllo si avrà un dimezzamento degli emolumenti, che si manifesterà in circa il 60% degli enti. I decrementi più importanti si avranno in particolare nelle società più grandi. È l'allarme lanciato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec) sulla base di una ricerca avviata dalla Fondazione di categoria, la quale ha verificato l'impatto che le norme della bozza di regolamento del Mef (previsto dal Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, dlgs 175/2016) avrebbero sui compensi degli organi di controllo delle società pubbliche non quotate. Il dicastero guidato da Giovanni Tria ha prodotto il decreto sulla base, in particolare, dell'articolo 11, comma 6 del dlgs 175/2016, che obbligava il ministero a emettere un dm per definire «indicatori dimensionali quantitativi e qualitativi al fine di individuare almeno cinque fasce per la classificazione delle società. Per ciascuna fascia è determinato il limite dei compensi massimi al quale gli organi di dette società devono fare riferimento per la determinazione del trattamento economico da corrispondere agli amministratori, a titolari e componenti degli organi di controllo, ai dirigenti e ai dipendenti». Il cosiddetto «decreto fasce» individua cinque scaglioni, determinati a partire da tre indicatori i cui valori vengono ricavati dagli ultimi tre esercizi dei bilanci approvati: il primo è relativo al valore della produzione, il secondo al totale dell'attivo patrimoniale e dei fondi gestiti mentre il terzo verte sul numero dei dipendenti. Per catalogare una società in una delle fasce è necessario che la stessa rispetti almeno due dei tre parametri indicati. L'articolo 3 individua per ciascuna fascia l'importo massimo del compenso, determinato adottando un criterio proporzionale (100%, 90%, 80%, 70%, 60% e 50%) applicato al tetto massimo di 240 mila euro previsto dal Testo unico.

L'analisi dei commercialisti, fatta su un panel di 200 società rappresentative delle cinque fasce dimensionali previste, evidenzia come circa il 60% degli enti registrerebbe una riduzione dei compensi rispetto ad oggi. «La tendenza è più netta nelle prime tre fasce», si legge nella nota diffusa dal Cndcec. «In particolare nella prima in cui sono comprese le realtà societarie di maggiori dimensioni, dove l'effetto peggiorativo dei compensi arriva ad interessare l'80% degli enti».

«L'imposizione di un appiattimento del compenso, già di per se irrazionale», afferma il presidente Cndcec Massimo Miani, «ha ancora meno senso considerato che esso si ripercuote in modo più accentuato proprio in quelle realtà che, per ampiezza dimensionale, comportano responsabilità notevolmente maggiori. Non resta che auspicare un ripensamento in corso d'opera del legislatore, che si traduca nella valorizzazione dell'organo di controllo e non in una misura che, se confermata, avrebbe un sapore irragionevolmente punitivo».

«La riduzione definita dal decreto», afferma Davide Di Russo, vicepresidente Cndcec, «è tutt'altro che irrilevante, tenuto conto che in tre delle più importanti società della prima fascia (una al Nord, una al Centro e una al Sud), l'organo di controllo si vedrebbe pressoché dimezzato il compenso attuale».

Fonte: Italia Oggi

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