Paolo Soro

Accertamento induttivo sui dati comunicati da E-Bay

In caso di omessa dichiarazione, l’ufficio può procedere all'accertamento induttivo del reddito imponibile anche sulla base di presunzioni prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza.

Le operazioni on line sono facilmente tracciabili e utilizzabili dal fisco.

Scatta infatti l'accertamento induttivo sulla base dei dati comunicati da eBay alla Guardia di finanza.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 26987 del 22 ottobre 2019, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate presentato un contribuente che aveva venduto all'asta alcuni beni sul noto sito.

L'uomo aveva impugnato l'atto di fronte alla Ctp di Roma che lo aveva annullato.

La decisione era stata poi confermata dalla Ctr del Lazio motivando che nelle vendite on line va tenuto in considerazione che la consegna della merce è successiva al pagamento del prezzo; pertanto, per i giudici di merito, i dati utilizzati dall'ufficio non erano idonei a fondare l'accertamento.

Contro questa decisione la difesa dell'Agenzia delle entrate ha presentato ricorso alla Suprema corte sostenendo che, soprattutto in assenza della presentazione della contabilità, l'ufficio delle Entrate può emettere l'atto impositivo sulla base di semplici presunzioni.

La tesi ha fatto breccia presso i giudici del Palazzaccio che hanno accolto il secondo motivo del ricorso rinviando gli atti della causa nuovamente in Ctr affinché una diversa sezione riconsideri la validità dell'accertamento alla luce del nuovo principio sancito in sede di legittimità.

In particolare, ad avviso del Collegio, in caso di omessa dichiarazione fiscale, l'ufficio può procedere all'accertamento induttivo del reddito imponibile anche sulla base di presunzioni prive dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, le quali hanno il valore autonomo di prova della pretesa fiscale e producono l'effetto di spostare sul contribuente l'onere della prova contraria.

Il ricorso al metodo induttivo può dunque legittimamente fondarsi anche su dati e notizie raccolti dall'ufficio nei modi di legge (nella specie, tramite pvc della gdf).

A pesare molto sulla decisione il processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza sulla base dei dati trasmessi dalla società che in Italia cura i pagamenti su eBay.

Documento, peraltro, neppure allegato all'atto impositivo.

Ma anche su questo fronte gli Ermellini hanno dato ragione all'Agenzia sostenendo che in tema di motivazione «per relationem» degli atti d'imposizione tributaria, l'art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, nel prevedere che debba essere allegato all'atto dell'amministrazione finanziaria ogni documento da esso richiamato in motivazione, si riferisce esclusivamente agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale conoscenza.

Circostanza esclusa, in questo caso, perché dai report on line l'uomo era perfettamente a conoscenza delle operazioni poste in essere.

Fonte: Italia Oggi

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