Paolo Soro

Pronta la nuova CCCTB

Codice unico per il calcolo degli imponibili delle multinazionali UE; ma anche i problemi sulla doppia imposizione UE e quello legato ai disallineamenti ibridi, al vaglio della Commissione.

Con l'approvazione ieri della direttiva sulla base imponibile consolidata comune (CCCTB) le società, con un fatturato globale superiore ai 750 milioni di euro, saranno tassate nel Paese dove i profitti sono prodotti.

Il meccanismo non sarà opzionale ma obbligatorio.

Inoltre, la direttiva affronta le lacune associate con il meccanismo del profit shifting ai fini fiscali.

Sono previsti degli incentivi fiscali per la ricerca e lo sviluppo.

Secondo le intenzioni della Commissione UE con la base imponibile comune si elimineranno i disallineamenti tra i sistemi nazionali sulle pianificazioni fiscali aggressive che sono (e sono state) sfruttate.

L'intervento normativo prende di mira anche le regole sul transfer pricing e i regimi preferenziali, tanto da far scrivere alla Commissione in una nota diffusa ieri: «che sono i veicoli principali dell'elusione fiscale».

La direttiva, dunque, la cui procedura di approvazione ha subito una fortissima accelerazione, considerato che se ne discute dal 2011, contiene anche misure anti-abuso, per fermare le aziende che hanno spostato gli utili verso i Paesi extra-Ue.

Le misure saranno ora sottoposte alla consultazione del Parlamento europeo e all'adozione del Consiglio.

La Commissione ha, poi, proposto un sistema migliorato per risolvere le controversie sulla doppia imposizione nell'UE.

La Commissione evidenzia come la doppia imposizione è un ostacolo importante per le imprese, la creazione di incertezza, costi inutili e flusso di cassa.

Secondo la nota diffusa ieri ci sono attualmente circa 900 controversie di doppia imposizione nell'UE dal valore di 10.5 miliardi di euro.

La Commissione ha, dunque, proposto che i meccanismi di risoluzione delle controversie in corso dovranno essere regolati per meglio rispondere alle esigenze delle imprese.

In particolare, il meccanismo di risoluzione delle controversie sulla doppia imposizione sarà applicato a una più ampia gamma di casi e gli Stati membri dovranno avere scadenze chiare per giungere a una soluzione vincolante per la doppia imposizione.

La terza proposta nel pacchetto comprende nuove misure per fermare le aziende dallo sfruttare vie di fuga dalla tassazione, note come disallineamenti ibridi, tra gli Stati membri e i Paesi non-UE.

I disallineamenti ibridi si verificano quando i Paesi hanno regole diverse di imposizione sui redditi o sulle strutture societarie.

Le aziende possono approfittare di questo per evitare di essere tassate in entrambi i Paesi.

La direttiva anti elusione di luglio ha già affrontato questo aspetto e con la direttiva della base comune si completa il quadro, affrontando il problema degli ibridi con i Paesi terzi non-UE, e facendo una richiesta ad hoc negli Stati membri.

Per gli Stati membri l'attuazione potrà avvenire in due tempi: il primo step vedrà l'attuazione della base comune, mentre il consolidamento sarà attuato in un secondo momento.

La base comune prevede un unico insieme di regole per decidere come sarà tassato il profitto di una società, una volta che le esenzioni e deduzioni sono state contabilizzate.

Alla fine dell'operazione e dell'attuazione le aziende dovranno solo fare riferimento a un insieme di regole per il calcolo dei loro utili imponibili e il calcolo sarà uniforme in tutta l'UE.

Il consolidamento consentirà al gruppo di sommare tutti i profitti e le perdite delle sue imprese costituenti in diversi Stati membri, per raggiungere l’utile o la perdita per l'intera UE.

Sulla base di questa cifra netta, si deciderà l'importo finale del gruppo di profitti che dovrebbero essere tassati.

Una volta che la base imponibile della società è stata stabilita, gli utili imponibili della società saranno condivisi tra gli Stati membri in cui la società è attiva utilizzando un criterio di ripartizione regolato dalla direttiva.

Ciascuno Stato membro potrà quindi tassare la propria quota di utili della società.

Fonte: Italia Oggi

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