Paolo Soro

Ocse: il Treaty Shopping sarà presto solo un ricordo

Il primo report dell’Organizzazione di Parigi sull’implementazione delle norme antiabuso previste dall’Action 6 Beps

82 Paesi su 116 hanno avviato il processo per adeguare le disposizioni della propria rete convenzionale. È questo l’incoraggiante numero delle giurisdizioni impegnate nel percorso che porta all’introduzione delle disposizioni anti abuso. Il dato emerge dal primo report dell’OECD che fa il punto sugli sforzi compiuti dai Paesi che al 30 giugno 2018 erano presenti nell’Inclusive Framework on Beps (Base erosion and profit shifting), relativamente all’implementazione delle indicazioni contenute nell’Action 6 del progetto OECD/G20 BEPS. L’obiettivo dell’Action 6 è infatti quello di introdurre nell’ambito dei trattati fiscali correttivi che impediscano l’utilizzo improprio delle norme convenzionali, fenomeno conosciuto anche con il nome di treaty shopping. Per il raggiungimento dell’obiettivo, il report evidenzia l’efficacia della Multilateral Convention to Implement Tax Treaty Related Measures to Prevent Beps (MLI) come strumento ritenuto più idoneo dai Paesi del network per implementare le misure Beps nelle convenzioni contro le doppie imposizioni.

Il report Ocse del 14 febbraio rappresenta un monitoraggio del processo di compliance da parte dei Paesi aderenti all’Inclusive Framework (IF) on Beps. L’Action 6 sull’abuso dei trattati, infatti, fa parte insieme alle Action 5 (Harmful Tax Practices), 13 (Transfer Pricing Documentation and Country by Country Reporting) e 14 (Dispute Resolution) del set minimo di raccomandazioni che i Paesi aderenti all’IF si sono impegnati ad implementare. E per questo soggette ad un costante processo di revisione. Il Peer Review Report è suddiviso in 4 capitoli dedicati ad analizzare il contesto operativo e i risultati complessivamente raggiunti. Negli allegati, invece, sono state predisposte le schede riferite a ciascun Paese, che dettagliano le azioni intraprese e riepilogano la posizione nei confronti delle singole convenzioni stipulate. I dati sono stati raccolti con un questionario inviato nel marzo 2018 a tutti i membri dell’IF. La metodologia adottata per verificare la conformità delle azioni intraprese alle indicazioni dell’Action 6 è invece da ricercare in un documento del 29 maggio 2017 (Peer Review Document) con il quale sono state ribadite le condizioni minime (minimum standard) che devono contraddistinguere le disposizioni convenzionali.

I risultati del Report attestano che la maggior parte dei membri dell’IF hanno iniziato a tradurre il proprio impegno, nel prevenire il fenomeno del Treaty Shopping, in azioni concrete. Come previsto, nel 2018 quasi nessun accordo riflette lo standard minimo richiesto dall’Action 6. La motivazione è riconducibile all’ampio ricorso allo strumento della Convenzione Multilaterale, entrata in vigore solo dal 1 luglio 2018. Per le 116 giurisdizioni considerate sono stati esaminati unicamente gli accordi bilaterali esistenti tra le stesse (e non con Paesi al di fuori del gruppo), che ammontano a 1.940. A questi ne sono stati aggiunti altri 5 multilaterali (es. Nordic Convention). Sulla base dei dati analizzati, al 30 giugno 2018, sono 82 i Paesi che risultano aver avviato azioni concrete intese ad accogliere le raccomandazioni dell’Action 6. Nel novero sono ricompresi quelli che hanno accordi che rispettano le condizioni minime (minimum standard) ovvero le cui disposizioni risultano assoggettabili ad altri strumenti (es. Convenzione Multilaterale, protocollo al trattato) in grado di recepirle. Nel momento in cui tali strumenti entreranno effettivamente in vigore, anche gli accordi verranno considerati conformi agli standard minimi richiesti. 7 Paesi (es. Bahamas, Cayman Island, ecc.), invece, non presentano accordi da esaminare. I restanti 27 (es. Bahrain, Belize, ecc.) invece non hanno ancora siglato strumenti per rendere gli accordi conformi agli standard richiesti. Nel dettaglio sono 13 gli accordi conformi alle condizioni richieste, 1.260 sono invece quelli che risultano coperti da una Convenzione Multilaterale siglata da entrambi i Paesi coinvolti. Rappresentano il 65% delle convenzioni esaminate. Per altri 500 circa risulta presente una Convenzione Multilaterale siglata soltanto da una delle due parti. Con la firma della parte mancante la percentuale di copertura salirebbe al 90%. I progressi saranno apprezzabili nel prossimo report, che includerà anche i nuovi membri che si sono aggiunti all’IF (attualmente sono 128 i Paesi rappresentati).

Il report finale del progetto OECD/G20 BEPS, che accoglie le misure adottate in risposta alle 15 azioni (Actions) pianificate, è stato pubblicato nel mese di ottobre 2015. L’Action 6 (Preventing the granting of treaty benefits in inappropriate circumstances), in particolare, contiene indicazioni concernenti disposizioni da inserire nel modello di accordo convenzionale (OECD Model Tax Convention) e i relativi cambiamenti da apportare al commentario, al fine di prevenire benefici convenzionali non giustificati nonché potenziali abusi. Le raccomandazioni contenute nel Final Report del progetto Beps hanno comportato l’aggiornamento dell’OECD Model Tax Convention, che nell’attuale versione, pubblicata il 18 dicembre 2017, riflette, tra le altre, le indicazioni dell’Action 6. Per essere conformi alle raccomandazioni contenute nelll’Action 6 del progetto Beps, le giurisdizioni aderenti all’IF, devono includere nei propri testi convenzionali le seguenti disposizioni: una dichiarazione esplicita (da inserire nel preambolo) che è intenzione comune eliminare la doppia imposizione senza creare opportunità per annullare o ridurre l’imposizione, attraverso l’evasione o l’elusione (compresi gli accordi di treaty shopping); utilizzare uno dei tre metodi previsti per l’eliminazione dei rischi connessi all’uso improprio dei trattati. Per il raggiungimento dello standard richiesto ciascuna giurisdizione ha due possibilità a disposizione: la rinegoziazione del trattato bilaterale oppure l’adozione della convenzione multilaterale (MLI).

Fonte: Fisco-Oggi

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