Paolo Soro

Studi di settore, nel 2017 il reddito totale dichiarato è pari a 91,7 mld (-14%)

Lo rende noto il Mef. In calo rispetto all'anno precedente anche il numero dei soggetti a cui si sono applicati per effetto principalmente dell'aumento delle adesioni al regime forfettario.

Il numero dei soggetti a cui si sono applicati gli Studi di settore nel 2017 risulta in calo (-1,4%) rispetto all'anno precedente per effetto principalmente dell'aumento delle adesioni al regime forfettario. Il reddito totale dichiarato dagli studi di settore nel 2017 è pari a circa 91,7 miliardi di euro, in flessione del 14% rispetto all'anno precedente.

Lo rende noto il Ministero dell'Economia e delle Finanze secondo cui nel 2017 l'applicazione degli studi di settore nel 2017 ha riguardato circa 3,2 milioni di soggetti, di cui il 61,5% persone fisiche. Il reddito medio dichiarato è pari a 25.290 euro per le persone fisiche e a 34.260 euro per le società di persone; questi valori non sono direttamente confrontabili con l'anno procedente a causa della modifica del criterio di determinazione del reddito d'impresa in contabilità semplificata che passa da "competenza" a "cassa": la modifica determina l'integrale deduzione delle rimanenze iniziali e pertanto un calo dei redditi dichiarati nell'anno. Il reddito medio dichiarato dalle società di capitali è pari a 34.670 euro (+4,3% rispetto all'anno precedente).

I ricavi/compensi totali dei contribuenti soggetti agli studi di settore, riferiti all'anno di imposta 2017, sono risultati pari a 729 miliardi di euro. Si registrano un lieve incremento rispetto al 2016 (+0,9%) e andamenti leggermente differenziati tra i settori: i servizi mostrano l'incremento maggiore (+1,5%), seguiti dalle attività professionali (+1,3%) e dalle attività manifatturiere (+0,7%); sostanzialmente stabile risulta il commercio.

Rispetto all'attività economica esercitata, il reddito medio dichiarato più elevato si registra nel settore delle attività professionali (49.190 euro, +3% rispetto al 2016), seguito dal settore delle attività manifatturiere (37.680 euro, -6,9% sul 2016) e dal settore dei servizi (27.330 euro, -4,5%). Gli andamenti dei settori manifatturiero e dei servizi risentono della modifica normativa sopra descritta. Nel settore del commercio, in cui l'incidenza delle rimanenze è preponderante rispetto agli altri settori, la modifica incide in maniera maggiore ed il reddito medio risulta particolarmente basso nell'anno in esame (4.410 euro).

In relazione alla composizione percentuale dei valori dichiarati si evidenzia che, a fronte di oltre la metà del totale dei ricavi/compensi (54,5%), le società di capitali dichiarano solo il 24,5% circa del totale dei redditi; diversamente, a fronte del 25,5% dei ricavi o compensi totali, le persone fisiche dichiarano il 54% dei redditi complessivi.

Queste quote percentuali, riflettendo la specifica struttura produttiva delle diverse forme giuridiche dei contribuenti, sono sostanzialmente in linea con quanto evidenziato lo scorso anno.

Un confronto tra i livelli di reddito medio dei soggetti congrui e non congrui mostra differenze molto elevate: escludendo i soggetti di minori dimensioni, si passa complessivamente da un reddito medio di 46.640 euro per i soggetti congrui ad una perdita media di 3.160 euro per quelli non congrui.

 

Il Mef rileva anche che l'83,8% dei circa 41,2 milioni di contribuenti Irpef nel periodo d'imposta 2017 detiene prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 4,7% del totale ha un reddito prevalente derivante dall'esercizio di attività d'impresa o di lavoro autonomo, in linea con l'anno precedente. La percentuale di coloro che detengono in prevalenza reddito da fabbricati è pari al 4,4%. Dall'analisi integrata delle dichiarazioni dei dipendenti con quelle dei propri datori di lavoro si osserva che oltre il 76% dei dipendenti ha prestato servizio presso lo stesso datore di lavoro nell'arco dell'anno, mentre il restante 24% ha prestato servizio presso più datori di lavoro.

Rispetto alla natura giuridica del datore di lavoro, il 54% dei lavoratori dipendenti presta servizio presso società per azioni, società a responsabilità limitata e società cooperative, seguiti da coloro che sono occupati presso enti pubblici (15%), ditte individuali (9%), enti e istituti di previdenza e assistenza sociale (7%) e società di persone (7%).

Il reddito medio da lavoro dipendente presenta un'elevata variabilità rispetto alla diversa natura del datore di lavoro: il reddito medio più basso, pari a 9.910 euro, risulta quello dei lavoratori dipendenti il cui datore di lavoro è una persona fisica; il valore sale a 13.850 euro per i dipendenti di società di persone, a 21.120 euro per i dipendenti della pubblica amministrazione, mentre si registra il reddito medio più elevato, pari a 23.470 euro, per i dipendenti delle società di capitali.

Fonte: Italia Oggi

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