Paolo Soro

Italiani ancora affezionati ai negozi e al contante

Acquista direttamente presso i punti vendita, non pagando con carte elettroniche, con un budget mensile di 280 euro, e con un occhio di riguardo alla sostenibilità. Ma con uno sguardo pessimista sul futuro. L’identikit del consumatore italiano è delineato dal sondaggio «The Global Consumer 2019», realizzato da DWF e Retail Week.

Gli italiani preferiscono ancora acquistare direttamente presso i punti vendita, pagando in contanti, con un budget mensile di 280 euro, utilizzato soprattutto nel settore non-alimentare, oltre che per i viaggi e per il cibo, con un occhio di riguardo alla sostenibilità. Tuttavia gli italiani sono negativi sulle attuali prospettive economiche e politiche generali e, in particolare, sulle prospettive dell'Ue dopo la Brexit. E ciò inciderà sugli acquisti. L'identikit del consumatore italiano è fornito dal sondaggio «The Global Consumer 2019», realizzato da DWF e Retail Week.

I pagamenti cash sono un trend che, sebbene sia sempre più minacciato da forme innovative come PayPal, Apple Pay, carte di credito e presto bitcoin, vede l'Italia con un 68% di preferenze (si sale al 77% nella fascia 16-24 anni), preceduto solamente da Cina (72%) e Germania (82%). Mentre le carte di credito sono usate ancora molto in Usa (67%), Francia (68%) e Uk (64%). A livello Ue, la media registra un 51% di consumatori che predilige la carta di credito come strumento di pagamento (il 49% preferisce pagare al momento della consegna del prodotto).

Tuttavia i mezzi di pagamento elettronici sono destinati a crescere sempre più spinti, dalla progressiva crescita del potere di acquisto dei giovani. Basti pensare che nel Regno Unito il 22% dei ragazzi tra 18 e 24 anni preferisce pagare usando l'applicazione Apple Pay. Parallelamente cresce anche la sensibilità all'utilizzo dei propri dati da parte di società di servizi. Tra 18 e 24 anni di età, il 72% degli italiani interpellati si dichiara disponibile a condividere i propri dati se utili a ottenere servizi sempre più personalizzati (in Europa spiccano i francesi con il 77% seguiti dai tedeschi con il 74%). Nel segmento di età 35-44 Usa e Cina hanno l'80% dei consumatori favorevoli.

Lo scenario resta in chiaro scuro. Gli italiani, in linea con la media europea, sono i più infelici nel panel di paesi coinvolti nell'indagine (10 mila consumatori di cui mille italiani e altri provenienti da Usa, Cina, Uk, Francia, Germania, Australia, Kenya e Russia), mentre di contro i cinesi svettano per ottimismo e fiducia sul futuro che li attende. Ciò che desta preoccupazione, in quanto inciderà sulla propensione ai consumi, sono gli effetti negativi dovuti alle attuali prospettive economiche e politiche generali e, in particolare, sulle prospettive europee dopo la Brexit. Il 26% degli italiani prevede che alla fine il negoziato sulla Brexit avrà un esito positivo, a fronte di un 21% che lo stima negativo. Mentre il 51% dei consumatori britannici non sembra avere grande fiducia, contro un 23% che ha un sentiment positivo, il 49% negativo, e il 28% incerto. Una volta comunque conclusasi la Brexit, il 30% dei nostri connazionali si attende una situazione positiva, a fronte di un 26% negativo e di un 44% indeciso.

Altro tema che emerge è quello relativo alle propensioni di acquisto dei consumatori nei vari paesi, ossia cosa influenza le loro decisioni e qual è il loro livello di fiducia nel 2019. Per gli italiani gli acquisti sono guidati dagli sconti (per il 67%), dalla qualità del prodotto (per il 65%) e da offerte low cost (per il 64%). In forte aumento, la fiducia verso gli acquisti online.

Il 55% degli italiani interpellati dichiara di avere a disposizione, mensilmente, una volta fatto fronte alle spese irrinunciabili solamente 280 euro. Sorprendentemente, secondo l'indagine, il 18% della fascia di età compresa tra 18-24 anni di età dichiara di avere a disposizione un budget compreso tra i 500 e 1.125 euro.

«L'obiettivo principale del Report non è quello di fornire una classica consulenza legale, ma è fornire ai clienti del settore retail maggiore consapevolezza sulle principali tendenze dei consumatori in tutto il mondo, consentendo così loro di prendere decisioni mirate per migliorare la propria strategia globale di vendita e marketing», spiega Giovanni Cucchiarato, partner DWF.

Oltre a una chiara influenza del clima politico ed economico sulle scelte dei consumatori, l'indagine evidenzia anche altri interessanti trend del settore. Vengono in particolare individuate alcune aree nelle quali i consumatori spenderanno di più, e altre in cui, invece, spenderanno di meno, nei prossimi anni a venire. «Emerge una tendenza alla crescita degli acquisti nel settore non-alimentare, oltre che per i viaggi e per il cibo, mentre verrà data una sempre maggiore importanza, anche nel settore del retail, alla presenza di politiche etiche e a pratiche sostenibili, legate in particolare alla protezione dell'ambiente. Un altro game-changer fondamentale sarà ovviamente legato agli sviluppi della tecnologia, connessi in particolare al boom degli acquisti online rispetto a quelli effettuati nei negozi fisici», aggiunge Cucchiarato.

Tali trend avranno sicuramente un impatto importante sul settore retail, dove, soprattutto in un Paese come l'Italia (soggetto più di altri agli effetti negativi delle crisi economiche internazionali), gli operatori dovranno sempre più basare le proprie strategie di mercato avendo come punto di riferimento fondamentale lo studio dei comportamenti dei consumatori, sia domestici che globali. «Se ciò avverrà, gli operatori del settore retail italiano potranno pianificare con maggiore attenzione le proprie strategie commerciali e gli impatti di tali scelte, al netto di eventuali crisi economiche, non potranno che essere positivi» conclude.

Fonte: Italia Oggi

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